Buon avvento

Non credo che il volontariato vada inteso come produttore ed erogatore soltanto di servizi. Intanto è generatore di coscienza critica, è fattore di cambiamento della realtà, più che titolare di un assistenzialismo inerte. L’interesse per la marginalità deve giungere alla stroncatura serrata dei processi di emarginazione: lo stile della denuncia non deve essergli estraneo. Il volontariato è chiamato a schierarsi. Non può rimanere neutrale. Questa nuova visione planetaria, che ci fa scorgere come i più poveri sono sempre più numerosi, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e sempre di meno, deve spingere il volontariato a decidersi da che parte stare: se vuole che la sua azione sia demolitrice delle strutture di peccato, o rimanga invece una semplice opera di contenimento e di controllo sociale, di utile ammortizzatore, tutto sommato funzionale al sistema che tali sperequazioni produce e coltiva.

 

Non basta strutturare un gruppo famiglia, se chi ne fa parte non si sente provocato a riscoprirsi costruttore del Regno. Non è sufficiente raggruppare i giovani attorno a sigle ecclesiali, se si ha pudore ad addentrarsi nella logica delle Beatitudini. Non conta gran cosa che una associazione scoppi di iniziative, se poi è anemica di Parola vissuta. Perfino l’impegno più generoso nel servizio di carità rimane spiritualmente neutro se non poggia la sua ancora sui fondali del Vangelo. Ed è illusione tragica pensare che l’eccedenza di sacro ci riscatti dalla carestia di santità.

 

don Tonino Bello

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