Carissimi, parenti e amici,

Eccomi a Bangui esattamente da tre settimane. Quando ho lasciato l’Italia so che molti si domandavano che cosa ci andavo a fare nell’inferno della Repubblica Centrafricana, scossa da fenomeni di una violenza inaudita. Penso che abbiate capito, ormai, perché sono qui e perché ci tenevo tanto a tornarci.
Cerco di fare il punto con voi.
Per molti mesi era stata la Seleka, il movimento ribelle che aveva preso il potere a Bangui, a maggioranza mussulmana, ad infierire sui non mussulmani, a saccheggiare i loro beni e ad uccidere gratuitamente persone innocenti. Poi, a partire dai primi di dicembre, quando i francesi, arrivati nel frattempo, hanno cominciato a disarmare gli uomini della Seleka, sono saltati fuori gli antibalaka, mescolanza di civili che si erano organizzati in gruppi di autodifesa, di ex-militari di Bozizé (il presidente detronizzato) infiltrati per creare disordine e confusione giocando sulla discriminazione religiosa, e di banditi di ogni genere pronti a pescare nel torbido. Gli antibalaka hanno cominciato ad attaccare e a massacrare non solo i militari della Seleka, ma anche i civili mussulmani considerati tutti come alleati della Seleka. Si sono prodotti dei fatti assolutamente orribili. Non ne sono stato testimone io stesso, ma coloro che me ne hanno parlato l’hanno fatto con accenti così forti da farmi rabbrividire: persone intercettate sulla strada, semplicemente perché i loro tratti esteriori facevano pensare che fossero mussulmani, tagliate a pezzi con machete e armi bianche, bruciati … Qualche volta, anche, fatti estremi di cannibalismo … E’ così che i quartieri dove i mussulmani erano poco numerosi, sono stati ripuliti dalla loro presenza. Spesso le loro case e le loro moschee sono state distrutte, bruciate e rase al suolo.
Questo però ha creato dappertutto un clima di insicurezza, perché i quartieri a maggioranza mussulmana hanno reagito allo stesso modo, e là dove i mussulmani avevano armi se ne servivano per proteggersi e per aggredire. Di conseguenza più della metà degli 800000 abitanti di Bangui hanno abbandonato le loro case e si sono rifugiati in luoghi considerati come protetti, là dove le truppe africane della MISCA (Mission de Soutien à la Centrafrique), oppure i francesi della missione Sangaris assicuravano una certa presenza. Si è parlato di più di cento mila persone accampate intorno all’aeroporto Mpoko di Bangui, centinaia di migliaia accumulate nelle parrocchie, al vescovado, al seminario maggiore, o negli spazi intorno alle comunità religiose. Molti hanno abbandonato i loro quartieri e hanno raggiunto parenti e amici in quartieri considerati meno esposti. E’ così che una casa dove normalmente c’erano sette o otto persone, si è trovata stracolma di rifugiati, fino a più di cento persone.
E facile immaginare le conseguenze di tali situazioni: assenza di ogni confort anche per bambini e anziani, mancanza di cibo e di acqua pulita, mancanza di medicinali in caso di malattia, condizioni igieniche deplorabili … Quando le prime piogge sono giunte le cose sono peggiorate ancora!

Le case abbandonate sono diventate la preda facile di banditi di ogni risma. Sono state letteralmente svuotate di tutto, e poi i vandali hanno strappato anche porte e finestre, le lamiere e le travi dei tetti, i cavi elettrici e tutto quanto era commercializzabile.
E’ evidente che la distinzione mussulmano/cristiano in questi casi non funzionava più. Una casa abbandonata è una casa abbandonata, chiunque ne sia il proprietario, dunque un luogo per fare bottino.

Molti ciadiani, mussulmani e non, per il fatto di essere ciadiani sono stati presi di mira dagli antibalaka. Tra i ribelli della Seleka infatti c’erano molti mercenari ciadiani e i militari ciadiani che facevano parte delle truppe della CEEAC (Communauté Economique des Etats de l’Afrique Centrale), che avrebbero dovuto impedire l’arrivo della Seleka a Bangui, avevano avuto un comportamenti molto ambiguo, al punto che sono stati accusati di aver fraternizzato con i loro connazionali ribelli. Il Ciad ha mandato aerei e camion per rimpatriare i ciadiani che non si sentivano più sicuri a Bangui, anche se erano nati qui e se non avevano mai vissuto in Ciad.
Dei convogli di mussulmani, obbligati a fuggire la minaccia degli antibalaka, sono stati organizzati anche verso il Cameroun e la Nigeria. Degli aerei hanno riportato a casa senegalesi e maliani.

In concomitanza con tutto questo movimento di gente e apportando ogni volta accenti drammatici, ci giungevano le notizie delle violenze perpetrate dagli uomini della Seleka che stavano risalendo verso nord, verso il Ciad. Nelle città e nei villaggi che attraversavano, magari per vendicare i loro fratelli che subivano violenze a Bangui, rubavano, distruggevano e uccidevano.
Altre violenze hanno avuto luogo al sud, a circa 200 Km da Bangui …
Ci sono state scene disgustose qui a Bangui, all’uscita della città verso nord. I convogli dei fuggiaschi mussulmani, camion stracarichi di cose e di persone, sfilavano tra due ali di popolo che li insultava e, quando dei bagagli cadevano a terra erano subito ghermiti dalla folla. Quand’era una persona che cadeva, non le restava più che di raccomandare la sua anima al buon Dio!

La situazione rimane ancora molto precaria. E’ senz’altro per questo che i francesi hanno deciso di aumentare il loro effettivo di altri quattro cento uomini. L’unione europea si propone di mandare mille uomini in sostegno all’azione dei francesi e a quella delle truppe africane, che dovrebbero pure loro vedere il loro effettivo aumentato.
La recente visita del ministro della difesa francese, che ha circolato per tre giorni nella regione, ha permesso di precisare che l’obiettivo immediato da raggiungere è la neutralizzazione degli antibalaka. C’è anche una volontà affermata di tradurre davanti a un tribunale tutti coloro, Seleka o Antibalaka, che hanno commesso crimini contro i diritti umani.

E le autorità centrafricane in tutto questo? Non saprei ancora apprezzare la loro capacità di promuovere azioni efficaci. E chiaro che non possono agire che appoggiandosi sui contingenti armati stranieri. L’esercito centrafricano non è ancora stato rimesso in piedi e neppure le altre forze di polizia e di gendarmeria.
Se devo essere sincero devo ammettere che non credo molto che le autorità attuali possano ottenere risultati brillanti. Si ha l’impressione che nonostante tutto sono sempre le stesse persone che muovono le leve del potere, anche se in passato non hanno mostrato capacità geniali, anche quando sono state dimesse dalle loro funzioni per grossi errori professionali. Non sono queste le persone nuove che possono condurre a risultati nuovi. Speriamo che mi sbagli e che, fra qualche settimana, vi possa dare un’altra opinione.

La speranza è alimentata dall’interesse crescente delle istanze internazionali per quanto succede in questo paese. Forse non è tanto la compassione per la sofferenza delle popolazioni centrafricane che motiva quest’interesse, ma la volontà di non lasciare che anche la RCA divenga una nuova Somalia, un nido per islamisti.
Per noi, il motivo della nostra speranza, è proprio l’immensa sofferenza di questo popolo, non solo dei cristiani ma anche dei mussulmani e di tutti, qualunque sia la loro religione. Tanta sofferenza non può lasciare indifferente il cuore di Dio. Prima o poi, per la misericordia di Dio, questa passione diventerà redentrice.

Un caldo abbraccio a tutti.
P. Dorino Livraghi sj

Carissimi amici, parenti e persone che vi interessate al mio lavoro,

vi scrivo da Gallarate, dove si trova la comunità religiosa gesuita alla quale appartengo quando vengo in Italia, per augurarvi un Santo Natale felice e benedetto da Dio.

Questo pomeriggio ho deciso di farmi un regalo, mi sono accordato sei giorni di silenzio e di preghiera per meglio prepararmi al Natale e per cercare presso il buon Dio luce e grazie per me, per voi e per tutti coloro che mi sono cari a Bangui e nella Repubblica Centrafricana.

Avrei voluto essere già a Bangui. Avevo preso un biglietto per il 17/12/13. Ma poi, i medici mi hanno chiesto di rimandare la partenza di un mesetto, al fine di poter verificare se l’operazione chirurgica fatta recentemente è andata bene. Sono dunque ancora nel freddo italiano, anche se il cuore è già a Bangui.

E a Bangui fa molto caldo! Non parlo della temperatura ambiente, ma della situazione disastrosa che il paese sta attraversando da una decina di mesi. Nei giorni scorsi anche alcuni mezzi di informazione italiani hanno evocato la violenza che si è scatenata nella capitale della RCA e nell’insieme del paese. Ciò che rende la situazione più tragica è il fatto che, nonostante gli sforzi di vescovi, pastori protestanti e imam mussulmani, per affermare che non si tratta di un conflitto religioso tra cristiani e mussulmani, di fatto questa connotazione prende sempre più piede. Anche là dove da decine d’anni cristiani e mussulmani hanno sempre vissuto insieme pacificamente, rischiano di trovarsi in guerra gli uni contro gli altri. E’ chiaro che c’è gente che soffia sul fuoco e che fa di tutto per inasprire il conflitto.

Da una settimana circa 1600 militari francesi sono sbarcati in RCA con la missione di pacificare la capitale e l’insieme del paese, appoggiando in questo i 6000 uomini delle truppe africane della MISCA (Mission Internationale de soutien à la Centrafrique), che non sono ancora al completo. Gli abitanti di Bangui attendono molto dall’intervento dei francesi e hanno fiducia nella loro efficacia. Ma il compito di questi soldati è molto difficile. Tanto i ribelli che hanno preso il potere, i Seleka, quanto i gruppi di autodifesa, gli anti-balaka (anti-machete) non vogliono deporre le armi e oppongono resistenza. Già almeno due francesi sono stati uccisi.

A Bangui i miei confratelli si sono già mobilizzati per un lavoro di sensibilizzazione in favore della pace e della riconciliazione tra cristiani e mussulmani e tra tutti i centrafricani.

Unitevi alla mia e alla nostra preghiera per ottenere dal ‘Dio con noi’, l’Emmanuele, la riconciliazione e la pace, per un popolo che da lunghi mesi sta vivendo una vera passione e non cessa di contare i suoi morti.

Da che sono in Italia, ho ricevuto molti segni di simpatia e comprensione, e molte persone mi hanno dato aiuti generosi. A tutti e a ciascuno dico un grazie sincero. Anche se la mia memoria non mi permette di ricordarmi di tutti, sappiate tuttavia che vi affido tutti alla memoria del buon Dio. Lui non dimentica e, senz’altro, ricambia generosamente i vostri gesti.

Un caloroso augurio di Natale e di Buon Anno a tutti, che sarò felice di rinnovarvi se avrò ancora l’occasione di incontrarvi.

Un abbraccio a tutti.

P. Dorino Livraghi sj