Don Federico Bragonzi – 30 Marzo 2014 – “Il Regno cresce come e quando lui vuole…”

Ma dipende anche dal nostro impegno
recuperare la “gioia del vangelo”
e scoprire che io sono
una missione in questa terra.
Questo il senso delle Missioni Popolari
che la diocesi di S. José
si appresta a lanciare per rinnovare completamente
lo stile di essere Chiesa .

Carissime/i, ci risentiamo a Quaresima ormai iniziata, con un diverso clima spirituale e con tutto che ricomincia in Uruguay, dopo le lunghe vacanze e il carnevale.
Riprende la scuola, riappaiono i bambini, ci si organizza per il catechismo e la visita alle comunità torna ad essere più frequente.
Non vi nascondo un po’ di inquietudine perché la catechista di Gonzàlez mi ha detto che gli impegni familiari sono diventati più
gravosi e non sa se potrà continuare il suo servizio (e a chi lo chiedo?), perché gli Avventisti arrivano tutti i sabati a Malabrigo, la comunità più fragile, e hanno mezzi e attirano….e io mi scopro “ecumenico” solo a parole perché mi dà un gran fastidio e le nostre risorse umane sono pochissime… Mentalmente mi ripeto, come buon esercizio di Quaresima: “il campo è di Dio…il regno cresce come e quando lui vuole….siamo
semplici servitori…..vieni, Santo Spirito”.
Passando ad altro vi racconto che a metà febbraio, nella diocesi di San Josè, abbiamo tirato tutti un gran sospiro di sollievo quando papa Francesco ha nominato il nuovo arcivescovo di Montevideo. Uno dei candidati più gettonati era proprio il nostro vescovo Arturo, che gode di molta stima presso il Nunzio apostolico, e fino all’ultimo abbiamo temuto che lo cambiassero. Invece la scelta è caduta su mons. Sturla,
salesiano, persona stimata e preparata che da alcuni anni era ausiliare dell’arcivescovo della capitale. Meno male perché così può continuare il cammino pastorale che, come vi dicevo in altra occasione, si orienta a tentare l’esperienza delle Missioni popolari. Proprio in questi giorni a Cardona e a Nueva Helvetia, le parrocchie di Marco e Giancarlo, stanno facendo “missione” i gesuiti. Con gruppi di una ventina di studenti
universitari si istallano in un “barrio” per una settimana, visitano le case, organizzano attività con i bambini e i ragazzi, riflettono su un brano del vangelo con chi si riunisce e celebrano l’eucaristia. E questo una settimana, per tre anni, prima della Quaresima.
Ho assistito al primo giorno di missione e mi sembra proprio una bella attività. L’obiettivo è di smuovere il terreno e di preparare le condizioni perché nasca una piccola comunità di base che continui ad evangelizzare ed animare il barrio.
Il sogno che abbiamo a san Josè è ancora più ambizioso perché le Missioni Popolari, secondo il metodo che ha sperimentato in tanti anni un prete di Piacenza, don Luigi Mosconi, in più di cento diocesi del Brasile e in tante altre dell’America Latina, vorrebbero mettere tutta una parrocchia o una diocesi in “stato di missione”,per un periodo di tre o quattro anni, in modo che la dimensione missionaria della fede torni ad essere lo stile “normale” di ogni comunità cristiana. La grande sfida è quella di fare in modo che tutti gli agenti di pastorale (preti, catechisti, pastorale familiare, giovanile, sociale, caritas,..) e le persone che vorranno essere “missionarie” vivano il loro dono alla luce della missione di Gesù e aiutino la comunità a respirare in questa unica dimensione. Gli obiettivi delle Missioni Popolari sono diversi, secondo la realtà di ogni parrocchia. Ma ci sono alcuni risultati fondamentali che si vorrebbero raggiungere come il servizio alla persona, alla comunità cristiana e al territorio. Scoprendo tutto il bene che c’è nella vita della gente, ascoltando le domande e le preoccupazioni che inquietano ogni cuore umano, condividendo la propria esperienza i missionari e le missionarie cercheranno di aiutare le persone a scoprire che la vita è una “missione”, che
ogni vita è preziosa e non dipende dai successi ottenuti, che tutti sono importanti e hanno doni da condividere. Se ci saranno le condizioni, come frutto maturo di questo accompagnamento, si potrà annunciare come testimonianza personale che diventare discepoli di Gesù è la maniera più fantastica di trovare il senso e la forma della propria vita come missione. Le Missioni Popolari vorrebbero anche riattivare le parrocchie dando vita a una rete di piccole comunità nei vari settori, cellule di vita cristiana,solidali, ministeriali e missionarie, ancora più vicine alle case della gente e molto addentro ai problemi del territorio, per vivere la dimensione sociale del vangelo e rendere più degna e giusta la vita di tutti. E’ un grande sogno e una grande sfida che, per adesso, stiamo studiando per vedere se ci sono le condizioni per realizzarlo, adattandolo alla nostra realtà. Mi sembra che il livello di convinzione sia buono, per lo meno nei laici. Nel recente corso diocesano di formazione per catechiste/i il progetto delle Missioni Popolari é stato apprezzato e accolto con entusiasmo, soprattutto perché non si vede altro cammino nel nostro panorama pastorale un po’ appiattito.  C’è voglia di tornare alla “gioia del vangelo” perché ognuno scopra, come dice papa Francesco, che “io sono una missione in questa terra, e per questo sono al mondo”(EG,273).
Se le cose andranno per questo verso, vi terrò informati perché condividiate con noi questa nostra avventura.
Un abbraccio e buona Quaresima a tutte/i.

Don Federico

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