Lettera di Don Marco – 9 Novembre 2013

Cari amici di Missio Giovani Lodi,

ciao…

ho conosciuto il vostro sito ma soprattutto la vostra attivitá che é bellissima! Che dirvi? É stupendo trovare giovani che si interessano alla Missione “ad gentes” como esperienza di allenamento allo stile missionario della Chiesa che da anni la Chiesa sta cercando e che papa Francesco ricorda quasi ogni giorno. Vedendo il sito mi ricordavo delle parole del papa a Rio (ho avuto la fortuna di partecipare! Era la mia sesta GMG!): attraverso di voi entra il futuro!

Terminando i cosidetti convenevoli arriviamo in Uruguay. Come sapete é la ultima nata tra le esperienze della nostra Diocesi. Quattro giorni fa abbiamo compiuto due anni di presenza. Devo subito dirvi che é molto diverso da quello che ho letto sulle altre missioni. Uruguay non é un paese povero, forse uno tra i piú ricchi di latinoamerica. Come tutta latinoamerica vive il problema di una ripartizione diseguale delle ricchezze. Per il fatto che queste ultime non sono poche mentre poca é la gente (non piú di 3,5 miliioni di persone in un territorio grande come metá Italia) questo non arriva a livelli “problematici”. Detto in altre parole la gente mangia, si veste, cura la sua salute, puó permettersi qualche svago… non so se questo soddisfa, ci sono ricerche che dicono il contrario.

Se la povertá economica non é un problema vi sono moltissime altre povertá. La prima é quella religiosa. Da piú di un secolo il popolo Uruguayo riceve una educazione laica nel senso peggiore del termine. Giá i bambini sono educati nel razionalismo piú profondo e nell’indifferenza a tutto ció che é religioso. Tutto questo, sommato a una scarsa presenza di clero/religiose e laici impegnati nella pastorale e sommato alle grandi distanze ha generato un scarsa partecipazione alla “vita religiosa” . Dicono le indagini che l’80% degli Uruguaiani si dichiara cattolico e il numero di coloro che credono in Dio é molto piú alto non solo sommando le altre confessioni religiose (di tradizione storica legate alla migrazione come Valdensi e Metodisti, o pentecostali). Eppure quello che non succede – a differenza di altri paesi di latinoamerica come la vicina argentina – é che la gente partecipi alla vita della Chiesa e scelga di scandire il suo tempo (settimana, anno, vita) pensando a Dio.

Questo rende la nostra missione molto provocatoria per noi e per la gente che ci incontra. Mi spiego iniziando con il secondo punto.

La gente che ci incontra si rende conto che noi abbiamo una percezione diversa della fede, che crediamo nella “chiesa” come comunitá dei credenti che si aiutano l’uno all’altro nel credere e nel vivere…. si rendono conto che molte volte soffriamo vedendo le cappelle vuote… la nostra presenza é apprezzata anche nella sua piccolezza. Dico piccolezza perché non abbiamo attivitá grandi e socialmente significative almeno nel dato statistico…. peró dopo due anni posso dire che quello che facciamo per le persone é importante e il fatto stesso di esserci é importante. Mi spiego con un esempio. Un sabato sera ho lasciato Cardona (una delle due parrocchie dove lavoriamo) per andare a Nueva Helvecia (il nome dice molto) per un incontro con i giovani… salendo dalla Chiesa una signora mi dice: “Padre anche lei va a Nueva Helvecia! Ma qui non resta nessuno” (Giancarlo giá era lá per altre attivitá). Ho pensato a lungo a questa frase. Non c’era nessuna attivitá da “svolgere”, la “giornata pastorale” era finita in Cardona, in un altro posto – invece – c’era un gruppo che mi aspettava… che significa quindi questa frase? L’ho interpretata cosí: per noi sei importante solo perché ci sei, sappiamo che ci sei. Perdonatemi un paragone un po’ grande… ho avuto la fortuna di incontrare il Cardinal Carlo Maria Martini negli anni che ha vissuto a Gerusalemme dopo aver lasciato Milano e prima di ammalarsi. Mi ricordo che definiva la sua presenza nella cittá del Risorto cosí: “Sono una sentinella in orazione sulle mura della Cittá Santa”. Non poteva non rimanere nella mia memoria e nel mio cuore questa frase… io ho scelto di essere sacerdote nella Giornata Mondiale dell Gioventú delle Sentinelle del mattino… bene, credo che la nostra presenza sia un po’ questo…. qualcuno che stá! C´é! Sembra poco? Sicuro! Peró non é anche questa una grande tradizione missionaria penso a Charles de Foucault o ai missionari gesuiti che nel 600 arrivarono all’attuale Canadá (si vede che ero andato alla GMG di Toronto)… loro ci sono stati…

La situazione che vi ho descritto é anche una sfida per noi in molti sensi. Prima di tutto nel sostenere i pochi che partecipano che non sono sostenuti dal fatto che siamo molti, si fanno cose belle, cosí fan tutti etc. ma partecipano perché ci credono. Come sapete bene la fede é sempre qualcosa fragile… Soprattutto peró é una sfida per incontrare parole/gesti/ forme per annunciare il Vangelo a chi nemmeno pensa che possa essere una buona notizia per lui/lei! Sto capendo poco a poco come molte frasi, parole, immagini che ripeto non parlano a chi mi ascolta… sono “parole italiane” dette in spagnolo, sono le frasi con cui io sono stato evangelizzato peró dicono poco qua nel contesto che vi ho raccontato. Ecco quindi che siamo in ricerca… come annunciare il Vangelo qui? Come dire la “buona notizia” che libera e salva a chi – non dico non la vuole sentire – peró non pensa possa essere utile? Capite che é bello e provocante.

Termino. Se qua manca la fame e la povertá materiale non mancano altre povertá che credo siano una conseguenza piú o meno diretta della povertá religiosa. Ne elenco solo alcune. Casi frequenti di depressione, noia esistenziale che arrivano anche al suicidio (é il paese latinoamericano con il piú alto tasso). Forme di violenza di diverso tipo: familiare, di gruppo… pensate che l’altro ieri non sono riuscito a fare una catechesi perché gli adolescenti sono venuti tutti agitati perché nel “liceo” due ragazze si erano picchiate per un ragazzo che piace a a entrambe, al punto da lasciare sangue sul pavimento (o per lo meno cosí raccontano). Questo esempio introduce l’ultima povertá di cui vorrei parlarvi, forse la piú grande: quella affettiva. Con una rapiditá incredibile la struttura familiare é crollata negli ultimi dieci anni. Le storie sarebbero infinite: genitori soli che non hanno tempo per i figli, nuove coppie con figli di precedenti relazioni, madri adolescenti, prostituzione anche minorile e immaginate voi… questo mi sembra una delle ferite piú profonde della societá.

Spero di non avervi annoiato… per ora mi fermo… se avete domande, curiositá scrivetemi… questa lettera é solo il principio di una amicizia che sicuramente ci fará incontrare… magari in questo lato dell’Oceano…

MARCO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *