Lettera di Valeria – “Chenna e Sinaet” – 19 Dicembre 2013

Lodigiana D.O.C., dopo aver passato 3 anni e mezzo in Cambogia come volontaria per l’ALP (Associazione laici PIME) sono tornata in Italia nel 2009, e dopo 4 anni, il mese scorso, ecco il ritorno in Cambogia, stavolta dopo aver scelto di fare della missione la mia Vita. Il mio lavoro vero e proprio non è ancora cominciato, ma ci tengo a mandarvi qualche notizia gioiosa, perché Africa, Asia, America Latina non sono solo povertà e fatica, ma anche piccole e grandi gioie nella vita quotidiana.E una delle gioie più belle è quella del giorno del matrimonio.

Sabato scorso ho partecipato al matrimonio di Chenna e Sinaet.

Chenna è un ragazzo cambogiano di 28 anni, secondo di 4 fratelli. Alcuni di voi possono anche averlo conosciuto, perché nel maggio 2009 è arrivato a Milano per accompagnare Ranon, il fratello malato di leucemia, perché fosse curato. Nei 9 mesi di cura e convalescenza del fratello Chenna gli è stato accanto, ma ha avuto anche il tempo di imparare l’italiano, di partecipare a iniziative qui in Italia, di conoscere amici e di farsi volere bene da tutti, con la discrezione che lo caratterizza. Una volta guarito Ranon e tornati in Cambogia, Chenna ha ripreso e terminato gli studi universitari di Informatica ed ha cominciato a bazzicare al centro per malati S. Elisabetta, aiutando quando c’erano problemi con i computer. Il centro per malati S. Elisabetta (http://www.camtome.it/2013/03/21/i-care-ostelli-per-malati-2/), si trova a Phnom Penh la capitale della Cambogia, ed è appunto un centro che si occupa di accoglienza e servizio ai malati più poveri, indirizzandoli verso gli ospedali più adeguati e dando loro vitto, alloggio e assistenza durante il soggiorno in capitale per le cure. E poi la vita ha portato a Chenna delle belle sorprese! L’aiuto tecnico al centro S. Elisabetta si è trasformato con gli anni in una passione per i malati che lo ha portato a voler studiare Infermieristica, ma la sorpresa più bella per tutti è stato l’affetto nato tra Chenna e Sinaet, anche lei dipendente del centro per malati. Sinaet, laureata in contabilità, prima di 6 fratelli, ha cominciato a lavorare per il progetto di assistenza ai malati fin dai primi inizi, nel 2007, come responsabile della contabilità appunto. Ha visto il progetto crescere e con il progetto è cresciuta la sua passione e cura per i malati, così che anche lei ha maturato il desiderio di studiare Infermieristica. Così sia Chenna che Sinaet oggi lavorano al centro S. Elisabetta da lunedì al venerdì, mentre il sabato e la domenica studiano Infermieristica all’Università. E il bene che si vogliono è stato proprio chiaro a tutti durante il giorno del loro matrimonio! Si sono sposati sabato scorso e la gioia è stata grande soprattutto perchè anche Ranon (ora sano come un pesce) che al momento sta studiando in Italia all’Accademia di Brera (abbiamo tra noi in Italia un artista cambogiano!!), ha potuto essere presente alla cerimonia per una serie di “fortunate” coincidenze.

Secondo la tradizione cambogiana la giornata del matrimonio è cominciata presto anche per tutti gli ospiti: alle 6.30 del mattino c’è stata la processione dei doni. Amici e parenti si sono radunati nei pressi della casa della sposa e vi si sono diretti in processione, dietro lo sposo, portando frutti e doni, simbolo dei beni che la famiglia del futuro marito fa alla futura moglie. Raggiunta la casa della sposa i genitori dello sposo si incontrano fuori della casa della sposa per chiedere ufficialmente la mano della sposa. Una volta avuto il permesso lo sposo entra nella casa della sposa per incontrarla e iniziano così i riti veri e proprio del matrimonio. È il momento del rito del taglio dei capelli: i genitori prima e poi gli amici e i parenti, a turno a due a due, con in mano forbici e pettine tagliano i capelli (ma è solo per finta!) ai due sposi, e questo simboleggia l’inizio di una nuova vita per la nuova coppia, che si lascia alle spalle il passato. Dopo un cambio di vestiti (durante la giornata gli sposi si sono cambiati vestiti per ben 6 volte), è il momento del rito dei braccialetti: ancora una volta genitori, amici e parenti sono coinvolti nel rito legando dei braccialetti rossi ai polsi degli sposi, e il gesto, che vuole essere un augurio di felicità e di bene, è accompagnato da una busta con dei soldi che viene donata agli sposi. Dopo un’ulteriore cambio di vestiti è venuta l’ora della cerimonia cattolica in chiesa, con rigorosissimo vestito bianco per entrambe. A concludere pranzo insieme, divisi in tavoli rotondi da 10.

Che dire? Per chi ha avuto la fortuna di esserci è stata una giornata proprio bella, e per chi non è potuto esserci speriamo che questo racconto possa almeno darvi un’assaggio della bellezza e della gioia che in qualsiasi latitudine del mondo si sperimenta quando due persone si vogliono bene.

Valeria

 

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