P. Giuseppe Marchesi – Veglia missionaria 2014 – Testimonianza

Mettere per iscritto qualcosa della mia esperienza missionaria mi é sempre costato, nonostante debba confessare che l’esercizio é un interessante stimolo di verifica dell’operato pastorale.
Il Centro Missionario di Lodi mi ha chiesto di raccontare fatti o esperienze che abbiano un legame con quelle che Papa Francesco chiama ‘periferie esistenziali’. Anzitutto auguro che questa vostra veglia sia proficua e ricca di anelito missionario.
Dirò cose semplici, parlerò di periferie esistenziali che giá, almeno in parte, percorriamo e a noi vicine, ma che devono davvero interessarci e delle quali dobbiamo avere cura.
Quattro mesi fa ho cambiato parrocchia. Diversa dalla prima, ma altrettanto grande. Metá periferia e metá polo commerciale. Subito é balzato all’occhio che nella zona commerciale vi sono pochi bambini e una consistente popolazione anziana. Lo si nota con chiarezza durante le celebrazioni in chiesa. Dopo Pasqua ho cominciato a visitare gli anziani ammalati che sono molti, parecchi dei quali vivono in situzioni di solitudine e abbandono.
La signora Raimunda di 82 anni vive sola e in carrozzella da qualche anno. Ha perduto l’unico figlio e i parenti li ha lasciati, quando era giovane, nel lontano Nordest. É ancora lucida e le piace parlare. In una lunga conversazione mi diceva di aver trovato una figlia. Cosí chiama la ministra dell’Eucarestia che quasi tutti i giorni le fa visita e le porta da mangiare.
Dona Dolores vive da tempo rannicchiata su un materasso adagiato sul pavimento della casa fatiscente. La nipote con cui vive esce al lavoro quando è ancor buio e torna a notte. I vicini dicono che la nipote potrebbe fare di piú, ma forse anche loro. Dona Dolores nonostante tutto mi dice: Padre “não estou sozinha, mas eu e Deus”, “Padre non sono sola, ma siamo io e Dio”.
Tutti i lunedí alle 17.00 celebriamo Messa in casa di un ammalato insieme ai familiari che possono partecipare e a qualche persona della comunitá.
Nella periferia esistenziale degli anziani ammalati cerchiamo di farci presenti con visite, celebrazioni e aiuto concreto quando possibile.
Maggiori difficoltá si riscontrano nel raggiungere chi vive situazioni di ‘lavoro schiavo’. In 24 anni di presenza in Brasile ho visto molte cose cambiare per il meglio, ma non pochi passi rimangano da fare in questa grande nazione. L’economia avanza, ma non i salari dei poveri, le condizioni di lavoro migliorano, ma non per tutti, i diritti di un lavoro degno sono proclamati, ma gli orari da schiavi non permettono una vita normale a moltissime persone.
Simone, 3 figli e senza marito vuole battezzare l’ultima bambina. Arriva in parrocchia trafelata e mi dice: “Ho chiesto il permesso di uscire durante il lavoro fingendo che mi avesse chiamata la scuola dove studia un’altra mia figlia, diversamente non sarei riuscita ad arrivare da lei”. E continua: “Padre, sono mesi che non vengo in chiesa. Vorrei lasciare il mio lavoro, ma come faccio; devo mangiare io e tre miei figli e sono stata abbandonata”. Lavora tutti i giorni dalla 14.00 a mezzanotte, feste e domeniche comprese. Piange.
Benedita é contenta perché ha trovato un impiego nel polo commerciale, ma ha solo due domeniche al mese libere. Anche lei é venuta e con timore mi ha parlato del bambino che vuole battezzare: “Padre, come posso partecipare alle formazioni? Torno dal lavoro a notte. Non posso partecipare al ‘Círculo bíblico’ come é chiesto. E … il mio bambino potrá essere battezzato”?
Anche se lo conoscete meglio di me cito Papa Francesco. Dopo aver parlato delle porte delle chiese che dovrebbero rimanere sempre aperte, nella EG  Francesco dice: “Ci sono altre porte che non si devono chiudere: tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunitá, e le porte dei sacramenti non si dovrebbero chiudere per  alcun motivo. Questo vale, soprattutto quando si tratta di quel sacramento che é la porta: il Battesimo…. Molte volte agiamo come controllori della grazia e non come facilitatori (EG, 47). Cito quanto ha scritto, con proprietá, Gianfanco Brunelli ne “Il Regno”: “L’altra cifra é quella della misericordia. Per Francesco si tratta del tema fondamentale di questo tempo, dopo le devastazioni del XX secolo e i lutti che insaguinano il XXI. Misericordia come nome di Dio. Come atteggiamento della chiesa. Come figura antropologica.[…] e fu Giovanni XXIII, nel discorso inaugurale del Concilio, a evidenziare la misericordia, piuttosto che il carattere della severitá o della condanna, nell’atteggiamento della Chiesa verso il proprio tempo. Per Francesco la misericordia di Dio é il messaggio di speranza che la Chiesa puó pronunciare oggi di fronte alla sofferenza innocente, all’ingiustizia, alla miseria. Misericordia é il nome dell’esistenza cristiana” (Il Regno – Attulitá 8/2014, 217). Come raggiungere Simone, Benedita e molte altre  mamme, sofferenti, abbandonate, che desiderano, a loro modo, per le loro creature la vita di figli di Dio? Possiamo raggiungerle con l’abbraccio della misericordia per tenerle a noi strette. Ma misericordiosi lo dobbiamo essere davvero rompendo indugi e presunzioni.
Poco piú di un mese fa mi hanno chiamato per benedire la salma di un adolescente di 14 anni, ammazzato per un regolamento di conti tra bande rivali. Volevano uccidere lui e suo fratello maggiore. Quest’ultimo é rimasto ferito, mentre Junior, é morto. Ridotto a un crivello da 52 coltellate. Abbiamo pregato chiedendo al Signore di lasciare da parte la vendetta. Sono ritornato qualche giorno dopo alla casa di Junior. Sono stato annunciato. É apparsa la nonna che mi ha bloccato sulla porta. Nella ‘casa de fumo’, casa dove si spaccia droga, non si  entra. Sono queste, periferie lontane, praticamente inaccessibili, ma ben presenti tra noi. Si tratta di un mondo difficile, che spaventa, che toglie tranquillità agli abitanti del luogo. É il mondo di giovani destinati a vivere una vita difficile; giovani che presto conosceranno il carcere e, per non pochi, la prematura morte.
Considerazioni e riflessioni le sapete fare meglio di me.
Sorgono domande: cosa fare Signore? Come raggiungere gli ‘Junior’ che popolano le periferie urbane? É comodo dire che queste esistenze ‘lontane e lacerate’ si raggiungono prima di tutto con la preghiera perché piú in là é impossibile spingersi? Preghiamo. Preghiamo per assumere un fedele e ostinato impegno per la costruzione di un mondo nuovo che chiamiamo Regno. Che é giustizia, fraternitá dalle quali possa germinare pace.
É quello che ho saputo dire. Buona veglia. Insieme corriamo verso le ‘periferie esistenziali’, quelle piú a portata di mano, ma anche quelle che piú ci sfidano ed invocano da noi una conversione a ‘un’esistenza cristiana piú misericordiosa’.

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