Una parola di troppo potrà sembrare il segreto che vi confido sulla mia consuetudine con questa preghiera che recito ogni mattina

 

“Padre mio, io mi abbandono a te,
fa di me ciò che ti piace.
Qualsiasi cosa tu faccia di me
io ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto
purché la tua volontà sia fatta in me
e in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio
con tutto l’amore del mio cuore,
perchè ti amo,
ed è per me una necessità d’amore
il donarmi e rimettermi nelle tue mani
senza misura e con infinita fiducia,
perchè tu mi sei Padre.”

 

E’ una preghiera difficile lo ammetto.
Forse è stata difficile anche per Charles de Foucald che l’ha composta.

don Tonino Bello

Non credo che il volontariato vada inteso come produttore ed erogatore soltanto di servizi. Intanto è generatore di coscienza critica, è fattore di cambiamento della realtà, più che titolare di un assistenzialismo inerte. L’interesse per la marginalità deve giungere alla stroncatura serrata dei processi di emarginazione: lo stile della denuncia non deve essergli estraneo. Il volontariato è chiamato a schierarsi. Non può rimanere neutrale. Questa nuova visione planetaria, che ci fa scorgere come i più poveri sono sempre più numerosi, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e sempre di meno, deve spingere il volontariato a decidersi da che parte stare: se vuole che la sua azione sia demolitrice delle strutture di peccato, o rimanga invece una semplice opera di contenimento e di controllo sociale, di utile ammortizzatore, tutto sommato funzionale al sistema che tali sperequazioni produce e coltiva.

 

Non basta strutturare un gruppo famiglia, se chi ne fa parte non si sente provocato a riscoprirsi costruttore del Regno. Non è sufficiente raggruppare i giovani attorno a sigle ecclesiali, se si ha pudore ad addentrarsi nella logica delle Beatitudini. Non conta gran cosa che una associazione scoppi di iniziative, se poi è anemica di Parola vissuta. Perfino l’impegno più generoso nel servizio di carità rimane spiritualmente neutro se non poggia la sua ancora sui fondali del Vangelo. Ed è illusione tragica pensare che l’eccedenza di sacro ci riscatti dalla carestia di santità.

 

don Tonino Bello