Valeria Spelta – Veglia missionaria 2014 – Testimonianza

Dopo un paio di mesi di assestamento dopo il mio rientro in Cambogia, a metà gennaio ho cominciato a lavorare presso l’Università
St. Paul, un’università che si trova geograficamente in periferia. Voluta e costruita dalla Chiesa proprio nelle zone rurali del sud della Cambogia, offre l’opportunità di continuare gli studi anche a quei ragazzi che non potrebbero permettersi di trasferirsi, dalle campagne dove sono nati, in capitale a Phnom Penh per frequentare l’università, non potendo affrontare le tasse universitarie e le spese di vitto e alloggio dovute al trasferimento. Al St. Paul ci sono circa 350 studenti, di cui circa 120 sono studenti del primo anno. Il St. Paul è una periferia non solo perché lo è geograficamente, ma perché è proprio l’ultima spiaggia per tutti i giovani che vi arrivano: dopo la maturità chi ha buone capacità e ha vinto una borsa di studio per merito, va all’università a Phnom Penh; chi invece, pur non avendo ottenuto grandi risultati scolastici, ha un po’ di soldi per mantenersi gli studi e il costo della vita, va comunque a Phnom Penh (il fascino della città è irresistibile: dopo 20 anni a pascolare le mucche i più desiderano davvero la città, il sogno, la modernità e anche la trasgressione che la città comporta). Chi non ha brillato negli studi e non ha il supporto economico per studiare in capitale arriva alla fine al St. Paul, non senza aver tentato prima altre soluzioni proprio in capitale, come lavorare e studiare allo stesso tempo per mantenersi gli studi, o cercare vitto e alloggio gratuito presso i monaci delle pagode. Tentativi che in tanti casi non funzionano…Ed eccoli quindi arrivare al St. Paul, dove la maggior parte degli studenti riceve borse di studio pari al 25, 50, 75 o 100% della retta universitaria, borse di studio che vengono date non in base al merito scolastico ma in base al reddito familiare, dopo aver visitato e conosciuto le famiglie di ciascuno degli studenti. Fra gli studenti c’è anche chi aveva accantonato il sogno di studiare all’università per andare a lavorare in fabbrica (le fabbriche stanno crescendo come funghi in tutta la Cambogia grazie agli investimenti stranieri ed è forte la tentazione di guadagnare seppur pochi soldi ma velocemente), ma venuto a sapere dell’opportunità di poter studiare grazie a delle borse di studio al St. Paul, ha abbandonato il lavoro in fabbrica per ritornare allo studio.
Oltre al curriculum di studi l’idea è quella di offrire nel campus dell’università uno spazio aggregativo dove questi giovani possono sperimentare la propria creatività, sentirsi accolti e trovare un aiuto sia in ambito accademico che personale; uno spazio offerto, quindi non obbligatorio, dove vengono anche promosse attività extracurriculari artistiche e sportive, corsi di formazione e opportunità di apprendimento: ciò attraverso la partecipazione attiva degli stessi studenti, così da stimolarne la responsabilità personale e sociale.
Gli studenti che vengono da lontano risiedono gratuitamente al dormitorio studentesco costruito proprio per dare l’opportunità di studiare al St. Paul anche a chi viene da province lontane. E anche io vivo con loro. 130 ragazzi e ragazze da sostenere e “contenere”, ciascuno con una storia diversa da imparare a conoscere.
Ecco, direi proprio che la bellezza del St. Paul è quella di offrire opportunità! Di studio, di crescita, di cura, di ascolto.
Al momento del mio ritorno in Cambogia ho scelto io, in accordo con il Vescovo, di mettermi al servizio di questo progetto, senza però accorgermi che involontariamente avevo predefinito le “periferie esistenziali”, come dice Papa Francesco, o i poveri che avrei incontrato. Immaginavo di incontrare ragazzi poveri nei mezzi che volessero studiare all’università per riscattarsi e donare a sè e alla propria famiglia una vita migliore. In qualche modo avevo deciso io quale fosse il bisogno di questi studenti prima ancora di incontrarli. E la realtà si è rivelata non proprio corrispondente alle aspettative. Accanto a chi davvero ce la mette tutta per studiare, c’è anche chi di studiare non ha proprio voglia e abusa di questa opportunità che gli viene data senza impegnarsi e sperando in un diploma facile, c’è chi, ospitato al dormitorio, dorme tutto il giorno e non va a lezione, c’è chi ha comportamenti ribelli e ostili che certo non aiutano la vita insieme dei 130 studenti che risiedono ai dormitori.
E allora ho capito che dovevo ricominciare tutto: invece di stabilire a priori i bisogni del mio prossimo, era necessario che mi facessi prossima a chiunque avessi accanto, in qualunque modo mi si presentasse e non solo come studente desideroso di imparare. E solo così, facendomi vicino, ascoltando e guardando, avrebbe potuto nascere una vera prossimità e un vero incontro. E da un vero incontro emergere i bisogni. Allora dietro comportamenti ostili si scoprono storie di abbandoni che hanno generato voragini d’affetto e stima, e rabbia contro tutti; dietro ore passate a dormire invece di studiare si nasconde l’assenza di un metodo di studio e l’incapacità di stare seduti davanti ad un libro cavandone fuori qualcosa; dietro ripetute ubriacature e trasgressioni si nascondono la mancanza di speranza e di prospettive future.
Così queste periferie esistenziali si rivelano negli incontri. E mi aiutano a capire che non si va verso le periferie esistenziali solo per aiutare, ma perché anche noi siamo a nostra volta periferie esistenziali bisognose di cura.
Il St. Paul è nato da 4 anni e quindi è un progetto giovane ed in evoluzione: c’è spazio per tutti (studenti, professori, dipendenti…) per crescere e migliorare! E io sto cercando di inserirmi … trovando spazi e modalità che possano aiutarci a crescere insieme e che dicano di un desiderio di vicinanza e comunione che si fa sentire e pulsa dentro una differenza di storia e cultura che rimane comunque incolmabile e segna la nostra diversità. E proprio all’interno di questa diversità ci si scopre tutti figli dello stesso Padre, tutti protesi verso gli stessi desideri di bene e felicità seppure coniugati in modo diverso. Ed è una scoperta bellissima.

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